lunedì

IO ALL'INAUGURAZIONE DELLA MOSTRA DI IO

Trascrizione parziale dal minuto 45:06:31 al minuto 51:21:01
Registrazione vocale su dispositivo Sony Portable Recording V 2.1
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I fatti si svolgono alla Galleria Osmosi in data Pre - Odierna e coinvolgono in stretta misura Autore e Agente +.



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[incomprensibile] fottuto porco mi teneva gli occhi addosso, ma io mi spostavo continuamente fingendo di sistemare l’allineamento dei quadri. La gente iniziava ad accalcarsi all’ingresso e attraverso le vetrate li vedevo come una massa nera e informe, fumo di sigarette in ascesa. Per la maggior parte miserabili stronzi a cui non interessava un cazzo di niente, ma solo farsi qualche selfie del cazzo davanti alle mie opere. Wallpaper da fototessera? Tappezzeria apocalittica? Forse. Fuori si sentivano tuoni bassi e sordi, come rutti prolungati, e guardando fuori in controluce ho visto che stava diluviando ma da quanto ormai? Erano le 21 in punto e il gallerista ha spalancato le porte dicendo benvenuti, benvenuti a tutti ma facendo passare per primi i [incomprensibile] benestanti e paganti che non si erano fatti intimorire dalla pioggia. Mentre entravano, osservavo le macchie di bagnato che si lasciavano dietro. Era una metafora della vita umana? Potevo esserne certo? Il rumore nella galleria aumentava progressivamente. Non dovevo fare altro che infilarmi gli occhiali da sole respirando appena. Intanto, il sosia che avevo pagato per impersonarmi davanti al pubblico, parlava delle mie opere meglio di quanto avessi mai potuto fare io, e poi era più alto. Più in forma. Vedevo la sua mano, identica alla mia, sfiorare l’avambraccio nudo di una ragazza mora per farle notare un particolare indimenticabile del quadro più grande, il cui titolo era “Non una cosa da svenarti”. La ragazza era magra e vestita di nero, aveva tacchi al limite della decenza, labbra sottili, gran tette. Tiravo su gli occhiali da sole in continuazione, mi scivolavano sul naso unto, come la fronte che mi sentivo lucida di sebo. In giro c’erano anche i fotografi di ArteArte e Glamour 2 e i loro scatti mitragliavano l’aria ormai calda e insostenibile. Stavo per precipitarmi fuori quando i bastardi luridi fotografi mi hanno riconosciuto, poi accerchiato, cazzo. Quel [incomprensibile] maledetto cane [incomprensibile] del gallerista mi stava indicando a tutti i [incomprensibile] e il pubblico convergeva su di me. E poi gli applausi, gli autografi, i flash impietosi. Ma con gli occhi allucinati vedevo il mio sosia che continuava a parlare con la ragazza mora. Probabilmente quella sera avrebbero scopato e io non potevo fare a meno di pensare alla carne nuda ed esposta che si arrossa e si screpola per le troppe carezze, per i tocchi famelici e